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Come organizzare un “omicidio” a scuola: dietro le quinte di un laboratorio di racconto giallo

Come organizzare un “omicidio” a scuola: dietro le quinte di un laboratorio di racconto giallo
16 feb 2026
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Se c’è una cosa che Agatha Christie ci ha insegnato, è che il mistero non nasce per caso.

Ogni dettaglio è pensato.
Ogni oggetto ha una funzione.
Ogni parola è messa lì per un motivo.


E lo stesso vale quando si decide di trasformare una classe in una scena del crimine.


Dopo il nostro articolo sull’“omicidio a scuola” — che ha acceso curiosità, entusiasmo e tante domande — molte insegnanti ci hanno scritto chiedendo:

“Come si organizza davvero un’attività così?”


La risposta è semplice: non si improvvisa.


Si costruisce con intenzione pedagogica, con cura dei dettagli e con un obiettivo molto chiaro in mente.


Prima di tutto: perché farlo?


L’idea nasce da un’esigenza didattica precisa: far comprendere ai bambini le caratteristiche del racconto giallo in modo accattivante, concreto e memorabile.


Quando si chiede a un bambino di scrivere un testo, spesso il problema non è la scrittura in sé, ma la mancanza di un’esperienza a cui attingere.
Se il giallo resta solo teoria — “c’è un delitto, ci sono indizi, c’è un colpevole” — diventa un esercizio meccanico.


Se invece il bambino ha vissuto un’indagine, ha discusso con i compagni, ha analizzato prove, ha sospettato, ha cambiato idea… allora scrivere diventa naturale.
Non deve inventare da zero: deve rielaborare qualcosa che ha vissuto.


E questo cambia tutto.


Il principio fondamentale: la verosimiglianza


Un buon giallo funziona perché è credibile.


La scuola deve restare la loro scuola.
I corridoi devono essere quelli che conoscono.
Le persone devono essere volti familiari.
Ma dentro quella normalità deve esserci qualcosa di stonato.


Un banco fuori posto.

Un oggetto caduto.

Una sagoma disegnata con lo scotch sul pavimento.


Il mistero nasce proprio lì: quando l’ordinario si incrina.


Per questo è fondamentale allestire tutto quando i bambini non vedono.
L’ingresso in aula deve essere un momento di sorpresa autentica.
L’impatto emotivo iniziale è parte integrante dell’apprendimento.


Meglio farlo nelle prime ore del mattino, quando l’energia è alta e la mente è pronta ad accendersi.


Gli spazi parlano (e aiutano a pensare)


Se possibile, è importante distinguere fisicamente gli ambienti.


Una zona dedicata alla scena del crimine, dove osservare e raccogliere indizi senza accalcarsi.

Uno spazio trasformato in “stazione di polizia”, dove raccogliere le informazioni e formulare ipotesi.

Se si dispone di altri ambienti, si può creare persino un piccolo “laboratorio scientifico”.


Questa suddivisione non è solo scenografica.
Aiuta i bambini a organizzare il pensiero.
Li guida a capire che osservare, analizzare e dedurre sono momenti diversi.


E più i ruoli sono differenziati, più ciascuno si sente necessario.


I dettagli fanno la differenza


Un giallo senza dettagli è solo un racconto qualsiasi.


Un capello da osservare al microscopio.

Un’impronta da confrontare.

Una lettera strappata da ricomporre.

Un oggetto apparentemente insignificante.


Noi abbiamo utilizzato anche un piccolo kit per le impronte: non era indispensabile, ma ha aumentato incredibilmente il coinvolgimento.


La regola è semplice: ogni dettaglio deve avere una funzione.

Può essere un vero indizio o un depistaggio, ma deve essere coerente con la trama che avete costruito.


Perché sì, c’è una cosa che non può mancare: voi insegnanti dovete conoscere perfettamente la storia.


Chi è il colpevole.

Perché lo è.

Quali errori ha commesso.

Quali tracce ha lasciato.


Solo così potrete guidare l’indagine senza forzarla.


Ruoli chiari, partecipazione reale


Un altro aspetto fondamentale è assegnare a ogni bambino un ruolo preciso.


Investigatori.

Analisti.

Responsabili degli interrogatori.

Addetti alla raccolta prove.


Quando ciascuno ha una funzione, nessuno resta spettatore.


Se il gruppo è piccolo o temete di non arrivare alla soluzione nei tempi stabiliti, può essere utile preparare buste con indizi da consegnare in momenti strategici.
Questo permette di “dosare” la complessità dell’indagine.


Coinvolgere le colleghe: il mistero è un gioco di squadra


Un’attività del genere richiede coordinamento.


Le altre insegnanti possono essere coinvolte come sospettate, fornendo foto segnaletiche e alibi.
È importante anche avvisarle che quella mattina ci sarà un po’ di movimento nei corridoi.


Se la scuola è grande, meglio scegliere insegnanti che i bambini conoscono: il coinvolgimento emotivo sarà maggiore.


E c’è un dettaglio curioso che abbiamo scoperto sul campo: i bambini non sospettano quasi mai della loro maestra.


Il legame di fiducia è talmente forte che tendono a escluderla.


Se decidete di essere voi la colpevole, inserite indizi anche su di voi.
Un’impronta di scarpa.
Le stesse scarpe indossate quel giorno.
Un gesto involontario che attiri l’attenzione.


Prima o poi qualcuno collegherà i puntini.


L’imprevisto fa parte dell’esperienza


Per quanto possiate pianificare, qualcosa sfuggirà sempre al controllo.
Una teoria brillante. Un sospetto inaspettato. Un ragionamento che vi sorprenderà.


Ed è giusto così.


L’importante è che la struttura narrativa sia solida. La trama deve reggere anche agli imprevisti.


Perché il vero obiettivo non è “trovare il colpevole”.

È allenare il pensiero logico, la collaborazione, la capacità di argomentare.


Quando un bambino non si limita a dire “è stata lei”, ma spiega come e perché lo pensa, sta già facendo un passo enorme nella costruzione del suo pensiero critico.


Ed è un momento di pura meraviglia.


Il tempo ideale è di circa due ore: abbastanza per creare tensione e confronto, ma non troppo lungo da disperdere l’attenzione.


I materiali per replicare l’attività


Un buon giallo non si regge solo sull’ispirazione.

Ha bisogno di strumenti.


Per questo abbiamo deciso di condividere i materiali che utilizziamo realmente durante il laboratorio, così che ogni insegnante possa replicare l’esperienza in modo strutturato, senza dover reinventare tutto da zero.


🕵️ 1. Le schede ruolo per l’indagine


Ogni bambino entra nella storia con un compito preciso: investigatore della scena del crimine, analista degli alibi, detective capo appena tornato da Londra, reporter d’inchiesta.


Le schede che consegniamo definiscono con chiarezza:

    •    il ruolo

    •    l’obiettivo operativo

    •    le azioni da svolgere durante l’indagine


Alcuni investigatori devono catalogare gli indizi in italiano e in inglese (perché il detective capo è rientrato da Londra e potrebbe “aver dimenticato” qualche parola… 😉), altri devono verificare alibi, raccogliere impronte, costruire collegamenti sulla lavagna.


📄 Puoi scaricare qui il modello completo delle schede ruolo

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🗂 2. La scheda sospettato con foto segnaletica


Un vero giallo non può esistere senza sospettati credibili.


Abbiamo preparato una scheda strutturata con:

    •    spazio per foto segnaletica

    •    nome e cognome

    •    data di nascita

    •    segni particolari

    •    alibi

    •    testimoni

    •    impronta digitale


Questo documento permette ai bambini di lavorare come veri investigatori: confrontano dichiarazioni, cercano incongruenze, verificano prove.


📄 Qui trovi il modello della scheda sospettato:


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🩸 3. Il biglietto della vittima


Infine, il dettaglio che accende davvero il mistero:

il messaggio lasciato dalla “vittima”.


Un biglietto inquietante, volutamente ambiguo, che introduce il movente e apre scenari interpretativi.


“Cari investigatori,

se state leggendo questo biglietto vuol dire che sono sparito, o peggio morto…

Trovate il colpevole e vendicatemi.”


Non è solo scenografia.

È il punto di partenza narrativo.

È ciò che dà senso all’indagine.


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Abbiamo scelto di condividere questi materiali perché crediamo che la scuola non sia un luogo dove custodire gelosamente le idee, ma uno spazio dove farle circolare.


Un buon mistero si risolve insieme.

E una buona pratica educativa si condivide.


Una scuola che costruisce esperienze, non solo lezioni


In fondo, questa attività racconta qualcosa di più grande.


Racconta una scuola che non si limita a spiegare cosa sia un testo, ma lo fa vivere.

Che non chiede ai bambini di ripetere, ma di pensare.

Che crea esperienze così forti da restare nella memoria.


Perché un buon giallo non si dimentica difficilmente.

E un buon apprendimento ancora meno.